Cari amici di World Trips, ancora una volta ho il piacere di ospitare un racconto di viaggio di una nostra fedele lettrice. Oggi, in compagnia di Giulia, partiamo alla scoperta di una meta che fino ad ora non era mai stata trattata su World Trips e sono certo vi stupirà ed emozionerà: Zanzibar, costituita da due isole al largo delle coste africane, parte della Repubblica Unita della Tanzania. Non mi resta che dire: a Giulia la parola!

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Sono partita per Zanzibar il 23 dicembre sera con la compagnia aerea Neos, i sedili erano un po’ troppo ravvicinati e le 8 ore di viaggio si sono fatte decisamente sentire. Arrivati finalmente a Zanzibar siamo stati subito accolti dal clima tropicale, con oltre 30 gradi di differenza rispetto l’Italia, e da una struttura aeroportuale piuttosto arrangiata dove ci aspettavano gli animatori dell’IGV che con un’ora di pullman ci hanno accompagnato al bellissimo villaggio Dongwe dove siamo stati accolti con un gradito aperitivo e degli utilissimi asciugamani rinfrescanti. L’aspetto del villaggio ci ha subito colpiti: immerso nella natura e nei mille colori dei fiori, situato su una lunghissima spiaggia bianca con un ponte che si prolunga sull’Oceano Indiano per oltre 350mt, utilizzato come solarium durante il giorno e come ristorante e discoteca la sera. L’iniziale sensazione positiva avuta del villaggio è stata confermata per l’intera settimana sia per la gradevolezza delle stanze, che per l’ottima cucina, che per l’animazione presente ma non invadente.

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Particolarità di Zanzibar, oltre al fenomeno delle basse maree, che durante alcune fasce orarie permettevano di camminare per diversi metri tra stelle marine e coralli, è la presenza dei beach boys pronti ad offrire gite diverse ogni giorno ad un prezzo modico. Tra le diverse gite previste dal nostro beach boy preferito chiamato Gigi di Zanzibar (bagno con i delfini, quad nell’entroterra, spice tour e passeggiate a cavallo) noi abbiamo deciso di farne 2 in particolare: Blu Safari con un salto nella foresta con le scimmie rosse e nella laguna di Mangrovie; e una seconda gita alle spiagge del Nord e Stone Town. Il Blu Safari è una delle escursioni più belle a Zanzibar, un’intera giornata dedicata al relax, al mare e al sole. Si parte la mattina presto, e una volta raggiunta Stone Town, si salpa con il dhow, un’imbarcazione tipica di legno che in mezz’ora ci ha portati a Prison Island che prende il nome proprio dall’antica prigione fatta costruire dal primo ministro britannico di Zanzibar che però non venne mai utilizzata come tale.

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Proprio su Prison Island vive una colonia di tartarughe giganti portate dalle Seychelles per proteggere la specie dall’estinzione e dal bracconaggio ed in base ai numeri incisi sui gusci indicanti l’età, abbiamo trovato la più anziana testuggine di 191 anni.

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In un’altra mezz’ora di viaggio in barca, il nostro Gigi ci ha portati in una lingua di sabbia paradisiaca approfittando delle poche ore prima che la marea la inghiottisse e neanche il tempo di rendersene conto che ci siamo ritrovati al riparo dal sole a mangiare aragosta, astice, frittura di pesce, calamari alla piastra, riso e altre squisite specialità locali. Tornando verso il villaggio abbiamo fatto una breve sosta per vedere la famosa foresta di scimmie rosse e la laguna di Mangrovie in cui il fantastico mondo della natura è riuscito a separare a distanza di pochi centimetri le piante che hanno bisogno di acqua dolce da quelle che necessitano l’acqua salata.

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La gita nelle spiagge del nord, invece, è stata emozionante sia per le due bianchissime spiagge Nungwi e Kendwa, situate a nord, che per il tragitto per raggiungerle. Essendo il mare agitato abbiamo deciso di andare via terra ed è solo strada facendo che, dopo diversi giorni, abbiamo realmente capito e vissuto la Tanzania. Dall’Italia abbiamo portato giochi, vestiti, quaderni e matite colorate e lungo la strada abbiamo fatto diverse soste per poter dare una piccola ma grande gioia ad ogni bambino che ci ha regalato un qualcosa che niente e nessuno potrà restituirci, un sorriso così vero e degli occhi dolci e bisognosi che difficilmente scorderò.

Dopo un’ora di pullman siamo arrivati a Stone Town (città di pietra) caratterizzata da un labirinto di vicoli ricchi di case, negozi, bazar e moschee. Ci si sposta a piedi, in bicicletta o in moto; le automobili sono inutilizzabili nella maggior parte delle vie interne perché troppo strette. L’architettura di Stone Town è una miscela di stili, unica nel suo genere, che include elementi europei, arabi, persiani e indiani. Elemento ricorrente più caratteristico delle abitazioni sono le baraza, lunghe panche posizionate in strada a ridosso dei muri esterni che servono come luogo di riposo e socializzazione e fanno da marciapiede durante il periodo delle piogge. Beh.. che dire… il mal d’Africa esiste veramente! Mi porto nel cuore una bellissima esperienza che spero di ripetere al più presto!

E allora voglio ringraziare Giulia per averci raccontato la sua esperienza e averci fatto scoprire una nuova destinazione, con la speranza di riospitarla presto!

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