Come sapete amici di World Trips mi piace raccontare storie ed emozioni di viaggiatori come me. Mi piace farlo perché penso che non esista un modo migliore di essere viaggiatore, non c’è viaggiatore di serie a e viaggiatore di serie b, l’importante è essere guidati dalla voglia di scoprire, di conoscere nuove culture, nuovi popoli. Raccontare le mie esperienze in giro per il mondo mi ha fatto capire allo stesso tempo quanto sia bello leggere o ascoltare le esperienze altrui. Oggi vi propongo un’intervista a Gennaro Conte, amico viaggiatore che si è raccontato a World Trips! 😉 Buona lettura!

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Ciao Gennaro, innanzitutto racconta un pò ai lettori di World Trips chi sei!
Mi chiamo Gennaro Conte, ho 32 anni, sono un geologo, attivista ambientale, instancabile esploratore, negli ultimi anni mi sono dedicato a viaggiare per il mondo, visitando più di 60 paesi. Volontario in Africa e Asia per diverse ONG, appassionato di trekking e di cammini spirituali, da tre anni cammino per il mondo come un nomade o come mi definisco spesso: un pellegrino.

Quando e come è iniziata questa tua passione per i viaggi?
Ricordo uno dei momenti in cui ho sentito crescere in me la passione per il viaggio: ero molto giovane e mi trovavo a Parigi per uno scambio culturale, tra i partecipanti c’era una ragazza musulmana della mia stessa età, che indossava l’Hijab (velo o foulard islamico), le chiesi perché lo portasse tutti i giorni pur essendo pieno agosto -ancora sorrido se penso alla semplicità della mia domanda- anche lei sorrise alla domanda. I giorni successivi mi raccontò, con entusiasmo, di profeti, libri sacri, nomadi, di filosofie arabe, di aree geografiche e d’Oriente. Quel giorno fui iniziato alla diversità. Avevo compreso di colpo che non esisteva una sola religione, una sola cultura, un solo costume, una sola civiltà, una sola conoscenza ma il mondo era più vasto, più differente, più colorato.

Avevo compiuto un passo importantissimo sul sentiero della mia educazione, del mio viaggio personale.

Quindi cosa ti spinge a viaggiare? La voglia di diversità?
E’ piuttosto una questione di “fonti”. Per me viaggiare è uno dei tanti modi per imparare, per giungere alla conoscenza o meglio alle “conoscenze”. Altri metodi per apprendere possono essere un libro, una canzone, una chiacchierata con un amico. Praticamente le fonti da cui attingere sono tante, ma il viaggio è il “modo” che mi ha ispirato di più. O forse anche quello che le racchiude un pò tutte. Chiunque può auto educarsi con il metodo della strada; trovo sia una meravigliosa possibilità, accessibile a tutti, e capace di liberare dai condizionamenti e dall’ignoranza.

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Sei quello che si può definire un viaggiatore solitario. Quanto ti ha cambiato viaggiare da solo? Che sensazione si prova? Io non ci sono ancora mai riuscito.
Credo che viaggiare da soli dipenda soprattutto dal temperamento di una persona, nel mio caso, essendo un ex Scout, ero molto abituato a vivere la strada e la natura da solo.
Quando si viaggia da soli si può fare affidamento solo su se stessi. Non c’è nient’altro che possa aiutarci se non le nostre mani e la nostra testa: possiamo solo attingere da noi stessi. Se ragioniamo in questi termini, ci assale la paura, quel sentimento di smarrimento che arriva soprattutto per la poca abitudine a stare da soli.
La pioggia, il freddo, i rumori e le paure, di certo ci sono stati, ma davvero ho finito per non farci più caso dopo aver preso l’abitudine a farlo più frequentemente.
La verità è che non ho mai provato piacere più grande di quando mi sono trovato in un paese sconosciuto, camminando per ore con gli occhi meravigliati dalle cose straordinarie che incontravo, oppure la gioia per la vista di un pendio boscoso, di una catena di montagne, di colline libere o il suono delle bestie e degli uccelli che ho sentito di notte mentre dormivo nella mia tenda, suoni che mi hanno tenuto compagnia e che mi hanno fatto sentire uno di famiglia.

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…E poi i tipi strani che ho incontrato lungo il cammino…persone che mi hanno dato una nuova prospettiva di vita allargando la mia visuale ad aspetti nuovi ed eterogenei. Con questa nuova apertura mentale ho potuto ricercare qualcosa di nuovo, di diverso, di più vicino a me e a quella persona nuova che stavo diventando.
Ho avuto bisogno del silenzio, dei pezzi di strada senza parole, ho avuto bisogno dello zaino e della pazienza del cammino, ho avuto bisogno di avere sete e qualche volta di avere fame, ho avuto bisogno che tutto questo mi strappasse dalle comodità e dal dormiveglia su cui ogni giorno mi adagiavo.

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Non ti viene mai da dire che forse in 2 il viaggio sarebbe stato più piacevole?
Credimi non si è mai da soli, si conosce gente di continuo, anzi, si è cosi presi ed incuriositi che spesso si devono cercare dei momenti di solitudine.
Il viaggio è in sé comunicazione: nel viaggio si percorrono strade, le strade servono al bisogno dell’uomo di condividere di unirsi agli altri. Le strade sono percorse dagli uomini, quindi quando si cammina si incontra sempre qualcuno -anche se per ore ed ore si resta semplicemente soli e l’unico dialogo è con se stessi con la propria ombra, con il proprio io- prima o poi c’è sempre un incontro.
E non si tratta mai di un incontro superficiale. Anche se di poca durata, si va fino in fondo, si impara a guardare la gente, a capirla.
Il cammino più importante si percorre da soli ed è un cammino colmo di promesse.

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Perché dici di ritenere contrario alla tua etica avere un blog di viaggi?
I blog sono strumenti molto affascinanti, un luogo moderno di condivisione ma forse non il più adatto alla descrizione di un viaggio, esperienza di per se talmente sottile e stratificata.
Il viaggio, benché la sua durata possa coprire settimane, mesi, addirittura anni è sempre un’intuizione, un palpito di un momento, una visione, una parola improvvisa, qualcosa di privato e profondo.
La ricezione di questo “stupore”, attraverso quella che rischia di essere solo la cronostoria del viaggio, è impossibile. Il viaggio si esprime “in viaggio” e solo in quel momento.
Il viaggio sei tu e nessun altro. Se ci pensi bene tutti i grandi resoconti delle epopee, delle imprese, dei viaggi hanno sempre qualcosa di incompiuto…non ci sei tu! Tutto il resto è letteratura. (ovviamente chi vi scrive non è d’accordo con Gennaro ma il mondo è bello perché è vario 🙂 n.d.r. )

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Con tutti i posti che hai visitato, non posso non chiederti come finanzi questi viaggi!
Be come diceva Emerson “Il denaro spesso costa troppo”, quindi preferisco partire con il minimo indispensabile, cercando di non aver troppo bisogno di soldi e di ridurre i miei bisogni al minimo.
Viaggio con budget limitati, imponendomi delle cifre giornaliere da non superare, porto sempre con me una tenda e una spiritiera (fornellino da viaggio, chi fa trekking sa di cosa parlo), e quando resto a corto di soldi mi fermo in qualche paese e lavoro facendo i mestieri più disparati: ho venduto cibo per animali, riparato acquari, lavorato come muratore, piastrellista, cameriere. Una volta messi via i pochi soldi che mi servono, riparto per una nuova avventura.
Viaggiare non è mai stata una questione economica, bensì di coraggio. Essenzialità, semplicità, povertà non sono un sinonimo di disordine e di poco divertimento, anzi, una libertà così profonda che ci fa sentire sempre a nostro agio, sempre felici di quello che c’è da godere. E’ questa l’essenzialità che la strada insegna e che giorno dopo giorno è diventato il mio stile di vita.

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Che consiglio dai a chi sta pensando di intraprendere un viaggio in solitaria?
Un paio di scarpe comode, un cuore generoso e una mente aperta. Ma soprattutto ci tengo a ricordare il dovere più importante di un viaggiatore: “sentirsi sempre ospite”, non essere troppo invasivo nelle culture altrui, non essere troppo rumoroso come è rumoroso il nostro essere occidentali e non cercare troppo i soliti comfort di casa. Da buon esploratore mi sforzo di lasciare dietro di me solo due cose: nulla che indica che sono stato lì e i miei ringraziamenti.

Powell che era un grande viaggiatore diceva: Siate di buonumore, il buonumore è contagioso come la scarlattina.

Ha viaggiato per molti anni senza mai ritornare a casa, cosa consigli di mettere nello zaino?
Nel mio zaino non manca mai qualche medicinale, il kit di primo soccorso, una tenda, un sacco a pelo, stuoino delle stoviglie per cucinare, ago e cotone, spago, corda, borraccia, coltellino multiuso e torcia. Il minimo per vivere in diverse situazioni e nella natura. Lo zaino è l’indicatore più eloquente del grado di preparazione e saggezza di chi lo porta, il modo in cui viene riempito rivela l’animo ed esprime la personalità di chi lo indossa. Lo zaino dovrebbe essere uno strumento utile e il meno ingombrante possibile.

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“Fare lo zaino” è un azione che richiede attenzione, previsione, amore e interesse. La strada insegna anche questo tipo di ordine materiale, ci addestra ad essere cioè in equilibrio, a dare a ogni cosa il suo vero posto e sfruttare le cose per quello che sono.
L’esperienza diventa piano piano l’unica saggia consigliera. Ci si rende conto pian piano che molte cose sono inutili, anzi sono un peso, non solo perché dovremmo portarle sulle spalle, ma perché impediscono di essere più veri e più liberi.

Qual è il tuo debole? Qualcosa di cui che non riesci proprio a fare a meno?
Oltre al mio Foulard di quando ero scout che porto ovunque, sicuramente non mancano mai i libri. Ho sempre Viaggiato con uno zaino carico di libri, mi tenevano compagnia nei lunghi viaggi in treno, in autobus, non potevo farne a meno. Fino al giorno in cui Tonia una mia amica mi disse proprio in questi termini: “coglione esistono gli e-Book, su questo puoi caricare quanti libri vuoi ed è molto leggero” e me ne regalò uno, da quel momento il mio zaino si è alleggerito molto grazie a lei.

Ho visto una tua foto molto caratteristica con un monaco tibetano, dove ti trovavi?
Mi trovavo in un monastero buddista, in Laos, dove chiesi ospitalità per qualche giorno. I monaci buddisti sono persone semplicissime, il sorriso è di casa e quando lasci la pace di quei posti ti rendi conto che il tuo zaino si è riempito di gioia.

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So che realizzi diversi video dai tuoi viaggi….io anche ne realizzo però se i miei li posso definire informativi, i tuoi li definirei evocativi! Quando visiti un posto, pensi al video che andrai a realizzare oppure è solo una questione d’istinto?
Provo semplicemente a dare un messaggio, cercando di far emergere l’emozione che ho provato in quell’istante. Nessuna vanità! Nessun egocentrismo!

Quale continente visitato finora ti ha colpito di più?
Sicuramente l’Asia! Come la definiva Rimbaud “Terra di saggezza, Patria Primitiva!”
Da lì sono venuti i popoli, da lì le loro dottrine e le loro religioni, lì sono le radici di tutto il genere umano, da lì provengono le immagini degli dei e le tavole delle leggi. Questo è ciò che ha scritto Hesse, questo è ciò che credo anche io, e questa è l’Asia.

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E per finire non posso non chiederti qual è il paese che ti piacerebbe scoprire nel prossimo futuro!?

Come sai adoro viaggiare via terra senza prendere voli. Pensavo di partire dall’Europa attraversando lo stretto di Gibilterra, attraversare Marocco, Mauritiana, Senegal e infine il Mali per arrivare a Timbuktu, la perla d’Africa. Ti ho convinto? Partiamo insieme?

Assolutamente si! ahahahah È stato davvero un piacere intervistare Gennaro. Viaggiare e sognare attraverso le sue esperienze di viaggio in giro per il mondo, un modo per far viaggiare anche chi non ne ha le possibilità, perchè è questo, secondo me, uno degli scopi principali di un blog di viaggio! E allora, caro Gennaro, quando partiamo?

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