Cari amici di World Trips arriva un nuovo racconto di viaggio. Questa volta voliamo a New York in compagnia di Dina, appena tornata dalla grande mela. Un viaggio che l’ha ispirata tanto da regalarci questo racconto che è quasi una poesia. Buona lettura!

di Dina Bochicchio

E come fai a descrivere New York, the Big Apple, the Melting Pot?

Quanti hanno provato a farlo….

Ma, nonostante tu sia preparato, quantunque tu l’abbia vista, nei films, nei disegni, nelle foto, nella letteratura, nella musica, nei testi delle canzoni, lei è sempre New York: diversa, nuova, indescrivibile….

Ti divora e si fa divorare, proprio come una grande, polposa, rossa mela, da mordere e rimordere perché il suo sapore ed il suo profumo ti entrino nel palato, nella bocca, nella gola fino al limite della sopportazione.

New York è eccessiva, nel bene e nel male, nei suoi colori, nelle sue assurde americanate, è la più kitch, la più esageratamente esagerata!

E ti parla. E ti dice: “Muoviti! Se non corri, la vita se ne va….ed invece è talmente bella, che non devi perderne nemmeno un secondo”.

E non c’è tempo per mangiare o bere….ed in strada li vedi correre, questi newyorkesi biondi, neri, gialli, olivastri, rossi, tutti diversi, tutti affannati con i loro caffè portatili nei bicchieri di carta fumanti! Corrono tutti allo stesso modo, qualunque il colore della loro pelle, perché…

…Life is Now!!!!!!!!!!!!

Tutti i colori moltiplicano la loro forza attraverso i cristalli dei grattacieli che svettano da vie in fondo abbastanza strette, rispetto alle loro incredibili maestose altezze. Questi mostri slanciati, protesi al cielo, pare vogliano assorbire nei riflessi dei loro luccichii, i raggi del sole. Soprattutto al tramonto, desiderano trattenerli ma invano, questi raggi rossi e stupendi, perché quest’ultimo giorno possa non morire…

E poi! I bimbi: incroci di razze, che parlano lingue diverse, ma convivono e giocano assieme, con la lingua dell’amore affianco alle loro mamme: la gialla, la nera,la bianca, la rossa…

E New York, la città così effimera, così leggera, così oltre le righe nella sua immensità, nella sua volgarità, nella raffinatezza dei suoi ossimori, ti parla della vita, che altrettanto fugace ed effimera, ti sta scappando dalle mani e che tu voglia o no, in breve ti scapperà via per sempre…

E così tu rimani a guardare incantato tutte le forme della geometria pietrificarsi a voler essere immortalate, quasi dive del cinema, nelle strutture di quei grattacieli che svettano, si attorcigliano o si slargano: rombi, cilindri, quadrati, trapezi, ovali contro l’azzurro dello skyline a frugare quanto più in alto per avvicinarsi a Dio.

Ed ognuno ne ha uno, di Dio…ed ognuno si allunga per parlargli quanto più in alto possibile…

Ecco: New York parla dall’alto, s’impone, urla tutta la sua gioia di vivere ed assieme tutto il suo dolore per la leggerezza e la caducità dell’esistenza.

Parla a gran voce da Manhattan al Bronx, da Harlem a Central Park e pretende che tu l’ascolti e che la capisca.

E tu rimani stupito e senti la sua voce possente.

Da dove ascolti? ….da quel piccolo, infinitesimo, spazio di luogo e di tempo che ti è dato trascorrere su questa terra………

Commenti

commenti