Ho quasi difficoltà a raccontarvi della mia visita di Petra, l’antica città dei Nabatei, rimasta nascosta per secoli, che rappresenta sicuramente l’attrazione turistica più famosa della Giordania nonché uno dei siti archeologici più importanti del mondo.

Ho difficoltà a parlarvene perché dopo averla vista in decine di film e documentari, ritrovarmi lì, dal vivo, fa un certo effetto e ho la sensazione che qualsiasi cosa scriverò sarà banale, già scritta, già detta, già sentita.

Ma come potrei non raccontarvi di Petra, uno dei miei traveldreams più grandi, una delle sette meraviglie del mondo moderno, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco!?

Ho avuto la fortuna di visitarla sia di giorno che di notte, due sensazioni e due esperienze totalmente diverse. La notte, nel buio pesto interrotto solo dalla luce delle candele, affascina e lascia senza parole ma di giorno la si apprezza al meglio e si rimane incantanti dalla sua storia oltre che dalla sua grandezza.

La visita inizia, a cavallo o a piedi, percorrendo il Siq, il lungo canyon di oltre 1 chilometro, che si dipana tra le ripide pareti rocciose alte 80 metri. Attraversare il Siq è un’esperienza unica, il lungo tragitto da percorrere vi sembrerà brevissimo grazie alla bellezza e ai colori delle formazioni rocciose da cui sarete circondati. Ancora oggi Petra si può raggiungere solo a piedi o a cavallo.

È alla fine del Siq, però, che vi si presenterà davanti l’immagine che avrete sicuramente visto decine di volte: il Tesoro o Al-Khazneh, il monumento più famoso di Petra, visto anche nella sequenza finale del film “Indiana Jones e l’ultima Crociata”, che è soltanto uno dei tanti tesori che questa città ha da offrire.

Per visitare l’intero complesso archeologico di Petra sarebbero necessari almeno 2 o 3 giorni. Sono oltre 800 i monumenti classificati, di cui 500 tombe. Quasi tutti incavati nella roccia rossa che da sola rappresenta uno spettacolo unico. Noi, a causa dello scarso tempo a disposizione, cerchiamo di vedere in un giorno quanto più possibile. Così, dopo aver scattato le foto di rito dinanzi al Tesoro, imbocchiamo un’altra via che ci porta a scoprire tombe, antiche abitazioni, un teatro all’aperto in cui venivano organizzati spettacoli ed antiche vie di trasporto.

Inoltre, non si può dire di aver visto davvero Petra, se non si raggiunge il Monastero, altro monumento iconico e gigantesco. Ci si arriva dopo circa 40 minuti di cammino ed oltre 900 scalini tra asini in corsa, strapiombi e panorami mozzafiato.

Petra è una città con caratteristiche uniche: i Nabatei, popolazione araba insediatasi in questa zona oltre 2.000 anni fa, la crearono nella nuda roccia e la trasformarono in uno snodo cruciale per le rotte commerciali della seta e delle spezie. Il Regno dei Nabatei durò molti secoli, nel corso dei quali Petra fu ammirata per la sua cultura raffinata, l’architettura monumentale e l’ingegneria moderna.

Nonostante la sua importanza nell’antichità, a partire dal XIV° secolo non se ne ebbero più notizie, se ne persero le tracce per oltre 300 anni, da qui la sua denominazione di “Città Perduta dei Nabatei”. A riportarla alla luce fu, nel 1812, l’archeologo svizzero Burckhardt che convinse la sua guida a condurlo nel punto esatto in cui secondo lui sarebbe esistita la città e, prendendo segretamente appunti e schizzi, scrisse: “Sembra probabile che le rovine di Wadi Musa coincidano con quelle dell’antica Petra”.

La città che nel frattempo era entrata nel mito…era stata ritrovata! Petra, semplicemente Petra!

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