Visitare il Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme è un’esperienza fondamentale e formativa.

Ancora oggi, generazioni intere di giovani, e non solo, ignorano o conoscono davvero superficialmente l’orrore della Shoah. Parlarne, attraverso testimonianze o visite nei luoghi simbolo, è un dovere di ognuno di noi. Proprio per questo motivo, quando lo scorso mese di agosto sono stato in Israele, nel corso del mio soggiorno a Gerusalemme, ho voluto fortemente visitare il memoriale di Yad Vashem, realizzato per ricordare tutte le vittime dell’Olocausto.

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Una visita che non lascia indifferenti, e come potrebbe? Camminare all’interno delle gallerie di questo enorme museo a forma di prisma perfettamente inserito sulla cima del Monte Herzl, è davvero un pugno al cuore.

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La decisione di istituire un memoriale per ricordare tutte le vittime della Shoah risale al 1953, quindi circa 9 anni dopo la nascita dello Stato di Israele. Il suo nome, che significa “un memoriale e un nome”, viene dal libro di Isaia 56:5, dove Dio dice, “concederò nella mia casa e dentro le mie mura un memoriale e un nome … darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”. In realtà, però, la struttura moderna che vediamo oggi risale al 2005, ed è il risultato di un lungo restauro durato molti anni.

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Nelle nove gallerie interne vengono ripercorsi con l’ausilio di video, fotografie e documenti originali come ad esempio la lista di Schindler, resa celebre dal film di Spielberg, gli eventi storici che ebbero origine dal momento in cui i Nazisti presero il potere, documentando le varie fasi dalla ricerca degli Ebrei, al loro allontanamento dai ghetti fino alla “soluzione finale” e al genocidio di massa. Le esperienze personali e i sentimenti delle vittime dell’Olocausto costituiscono il fondamentale criterio espositivo del museo.

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Fuori dall’esposizione museale, si trova, poi, la Sala della Memoria dove brucia la Fiamma Eterna, simbolo del ricordo costante, mentre sul pavimento nero sono incisi i nomi di alcuni tra i principali campi di sterminio come Dachau, Auschwitz, Birkenau e Bergen Belsen. Sicuramente il luogo più straziante, in cui molti visitatori scelgono di non entrare, è il Memoriale che ricorda il milione e mezzo di bambini Ebrei morti durante l’olocausto. Un piccolo sentiero realizzato con pietre dal colore chiaro conduce all’interno di una grande sala buia illuminata solo dalla luce delle candele che grazie ad un gioco di specchi si riflettono all’infinito dando la sensazione di guardare un cielo stellato.

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Una menzione speciale è riservata al Giardino dei Giusti tra le Nazioni, un lungo viale alberato con più di 2mila alberi, dedicato ai Giusti tra le Nazioni, persone non ebree, che in 44 paesi salvarono le vite di tanti ebrei, rischiando o perdendo la propria. Fino alla fine del 2007 erano stati riconosciuti più di 22.000 Giusti, di questi più di 200 sono italiani.

 

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Prima di lasciare il grande spiazzo situato dinanzi a Yad Vashem c’è una grande scritta che recita: “Dedicato ai sopravvissuti, che attraverso le loro vite mantengono viva la memoria”. Il senso di questo articolo è racchiuso in questa semplice e commovente frase…PER NON DIMENTICARE!

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