Ci sono luoghi che raccontano Roma attraverso i suoi grandi monumenti e altri che lo fanno in modo più discreto, restituendo frammenti di una storia che continua a emergere dal sottosuolo. Il Vicus Caprarius, conosciuto anche come la Città dell’Acqua, appartiene proprio a questa seconda categoria. A oltre nove metri di profondità rispetto all’attuale livello stradale, nel cuore del Rione Trevi, si conserva un complesso archeologico che permette di ripercorrere le trasformazioni di questo angolo della capitale attraverso abitazioni romane, antiche strutture idrauliche e reperti rimasti sepolti per secoli.
Dove si trova il Vicus Caprarius a Roma
Il Vicus Caprarius si trova in Vicolo del Puttarello 25, nel Rione Trevi, a pochi passi dalla Fontana di Trevi. L’area archeologica si estende per circa 350 metri quadrati tra via di San Vincenzo e Vicolo del Puttarello, in una zona del centro storico dove le diverse epoche della storia romana si sovrappongono ancora oggi.
Il sito si sviluppa a una profondità massima di circa nove metri rispetto all’attuale piano stradale e conserva strutture murarie che raggiungono un’altezza di circa otto metri. Le dimensioni relativamente contenute non ne riducono l’interesse: al contrario, permettono di osservare da vicino ambienti, murature e reperti che testimoniano le diverse fasi di vita di questo luogo.
Il Vicus Caprarius è conosciuto come la Città dell’Acqua per la presenza di un antico serbatoio di distribuzione dell’Acquedotto Vergine e per il rapporto ancora esistente tra l’acqua e le strutture archeologiche. Ma il sito non racconta soltanto la storia dell’ingegneria idraulica romana: è anche una preziosa testimonianza dell’organizzazione degli spazi abitativi e delle trasformazioni che hanno interessato Roma nel corso dei secoli.
La scoperta del Vicus Caprarius: dagli scavi dell’ex Cinema Trevi alla Città dell’Acqua
La storia del Vicus Caprarius come area archeologica visitabile comincia alla fine degli anni Novanta, durante i lavori di ristrutturazione dell’immobile che ospitava l’ex Cinema Trevi. Nel settembre del 1999, le operazioni di recupero dell’edificio portarono alla luce le prime strutture antiche. Quella che inizialmente era un’attività edilizia si trasformò così in una campagna di scavi archeologici, condotta dalla Soprintendenza Archeologica di Roma tra il 1999 e il 2001.
Le indagini restituirono un complesso edilizio di epoca imperiale e un’importante struttura collegata alla distribuzione dell’acqua. Non si trattava, quindi, di singoli resti isolati, ma di una porzione significativa dell’antico tessuto urbano, conservata sotto gli edifici della città contemporanea.
Il risultato di questo intervento è il percorso che oggi permette di visitare il Vicus Caprarius e di conoscere da vicino le testimonianze emerse durante gli scavi. Il 6 aprile 2004 l’area archeologica aprì al pubblico, diventando una nuova occasione per approfondire la storia di Roma attraverso un luogo che fino a pochi anni prima era rimasto nascosto.
Perché si chiama Vicus Caprarius?
Il nome Vicus Caprarius deriva da un antico toponimo riferito alla zona in cui oggi si trovano via di San Vincenzo e via dei Lucchesi. L’origine del nome non è del tutto certa. Tra le ipotesi ricostruite dagli studiosi vi è un possibile collegamento con un’edicola sacra, indicata come aedicula Capraria e ricordata in quest’area all’inizio del IV secolo. Si è ipotizzato che potesse trattarsi di un luogo di culto dedicato a Giunone Caprotina, divinità associata a tradizioni religiose dell’antica Roma.
Anche la viabilità della zona ha lasciato tracce significative. Resti dell’antica pavimentazione stradale sono stati rinvenuti nel corso di diverse indagini archeologiche, compresi alcuni basoli individuati nel 1960 in via di San Vincenzo. La loro profondità di rinvenimento suggerisce che appartenessero al livello medievale della strada.
Questi elementi ricordano che il Vicus Caprarius non è soltanto il nome moderno di un’area archeologica, ma anche una testimonianza della lunga storia di un quartiere che ha continuato a essere abitato e trasformato nel corso del tempo.
Il castellum aquae dell’Acquedotto Vergine
Tra gli elementi più significativi del Vicus Caprarius c’è il castellum aquae, un serbatoio destinato alla raccolta e alla distribuzione dell’acqua dell’Acquedotto Vergine. L’acquedotto fu inaugurato nel 19 a.C. nell’area di Salone, a sud-est di Roma, e il suo tracciato raggiunge ancora oggi il centro storico, alimentando alcune delle fontane monumentali della capitale.
La cisterna individuata durante gli scavi del Vicus Caprarius risale a un periodo successivo al 123 d.C. La sua scoperta è particolarmente importante perché, sebbene le fonti antiche ricordassero l’esistenza di numerose cisterne lungo il tratto urbano dell’acquedotto, prima di questi scavi non ne era stata individuata una di questo tipo. Uno degli aspetti più interessanti è lo stato di conservazione del rivestimento interno. Le pareti presentano ancora uno spesso strato di intonaco idraulico, composto da calce, pozzolana e ceramica polverizzata. Questa tecnica consentiva di limitare la dispersione dell’acqua e di proteggere il sistema di distribuzione dalle infiltrazioni di impurità.
I resti della residenza imperiale
Accanto alle strutture idrauliche, il Vicus Caprarius conserva i resti di un complesso residenziale di epoca imperiale. Le murature in opus latericium, realizzate con mattoni, appartenevano a due edifici contigui, concepiti come un caseggiato articolato in diverse unità abitative indipendenti. Intorno alla metà del IV secolo d.C., il complesso venne trasformato in una domus signorile. Parte degli spazi fu quindi adattata alle esigenze di una residenza più prestigiosa, con ambienti e dotazioni che testimoniano il livello economico dei suoi abitanti.
Tra gli elementi più interessanti si trova uno stretto corridoio, identificato come cavaedium, nel quale era stata ricavata una latrina. In quest’area è stata rinvenuta anche una piccola vasca alimentata da una tubazione in piombo ancora conservata. La presenza di un collegamento diretto alla rete idrica rappresenta una testimonianza concreta del comfort di cui poteva disporre una famiglia benestante. L’acqua non era soltanto una risorsa pubblica da distribuire alla città, ma anche un elemento che contribuiva a definire la qualità degli spazi domestici e lo status sociale dei loro proprietari.
Nel punto più profondo dello scavo, a circa nove metri sotto l’attuale piano stradale, affiora una falda acquifera che oggi riempie d’acqua parte del livello inferiore dell’antico edificio. L’acqua che filtra attraverso le murature è uno degli elementi che hanno contribuito a identificare il sito con il nome di Città dell’Acqua.
La visita al Vicus Caprarius non si esaurisce nell’osservazione degli ambienti e delle strutture murarie. L’antiquarium raccoglie infatti una selezione dei reperti recuperati durante la campagna di scavo, offrendo ulteriori informazioni sulla vita e sulle trasformazioni del complesso. Tra i materiali esposti si trovano frammenti di rivestimenti in marmi policromi, elementi architettonici, decorazioni e oggetti che testimoniano la ricchezza degli ambienti residenziali.
Informazioni utili per la visita al Vicus Caprarius
Il Vicus Caprarius è una tappa che può essere inserita facilmente in un itinerario alla scoperta del centro storico di Roma. Per apprezzare meglio i diversi ambienti, è utile dedicare il tempo necessario alla lettura dei pannelli informativi. Chi desidera approfondire gli aspetti storici e archeologici può informarsi sulla disponibilità di visite guidate. È altamente consigliato prenotare in anticipo sul sito ufficiale.











