India 2006 219

Oggi e domani, qui su World Trips, ho l’onore e il grande piacere di presentarvi un’intervista con padre Gennaro Matino, parroco napoletano, nonché mio padre spirituale, che ci racconterà la sua esperienza di vita e di viaggio nella lontana terra d’India, e ci parlerà dell’AMA, l’associazione da lui fondata, che si occupa di aiutare e supportare, sia economicamente che spiritualmente, i meno fortunati che vivono in quelle terre.

IMG_3098Luca Vitiello: Scopriamo, dunque, attraverso le parole di padre Gennaro come e quando è nata l’idea di recarsi in quelle terre!
Gennaro Matino: Il primo viaggio in India risale all’aprile del 1988. In realtà, nel mio cuore, anche prima di diventare parroco nel 1986 a 29 anni, ho sempre avuto il desiderio di fare in modo che anche un prete di città in occidente, potesse avere come propria vocazione e come proprio stile, l’apertura alla differenza del mondo, soprattutto a quella parte del mondo che è più povera e in difficoltà.
E dobbiamo pensare che 25 anni fa l’India era davvero povera. Non era una di quelle nazioni economicamente emergenti come invece è oggi. Io ero già stato in Brasile nel 1985 per un’esperienza nelle favelas a contatto con gli ultimi e il mio sogno era quello di creare, un giorno, una volta diventato parroco, un gemellaggio con delle realtà più degradate dal punto di vista economico ma ricche dal punto di vista spirituale e umano.

Mi capitò di incontrare un ingegnere della mia comunità che tornava dall’India, Sergio Scapagnini, che mi raccontò della tragedia che si viveva in quella terra. Erano appena passati due monsoni, l’acqua scarseggiava dappertutto e l’intera popolazione soffriva la siccità. Una siccità immane in un tempo di crisi enorme, come era allora, con animali che morivano, bambini che non potevano essere sfamati e un’intera popolazione nello stato indiano del Madhya Pradesh che stava rischiando davvero tanto. Allora mi venne lì, improvvisamente, la voglia di fare qualcosa. Chiesi a Sergio (Scapagnini n.d.r.) che devo fare per andare? Cosa devo fare per aiutarli? Possiamo andare? E lui, inizialmente sorpreso per la mia richiesta, aspettandosi forse che mi sarei relazionato a distanza con qualcuno sul posto, accolse la mia idea e organizzò il viaggio.

Partimmo la sera del giorno di Pasqua nel mese di aprile dell’88… inizia così il mio primo viaggio in India.

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LV: Il momento più toccante di quel tuo primo viaggio?
GM: Quello è stato un viaggio non toccante, scioccante! Quando io sono arrivato in India per la prima volta, tutto era diverso dalla mia cultura e dalla mia mentalità. Insieme alla bellezza di occhi straordinari e paesaggi importanti che si incontravano, di affreschi storici, significativi di una grande cultura, c’era soprattutto una grande miseria. Quando arrivai all’aeroporto di Bombay, in una cappa di calore terribile, feci circa 30 km di strada per arrivare in città, attraversando un tappeto di persone che vivevano per terra, lungo le strade.

DSCN8454La prima sera decisi di uscire dall’albergo e girare, a bordo di un tipico carretto, tutta la zona della vecchia Bombay. E visitando l’Old Bombay ho avuto il più grande shock della mia vita. Ho visto gente vivere da morta, la miseria ovunque intorno a me, la fame dilagante, in una città che, forse di nascosto, raccontava sogni infranti dei tanti che partivano dalle campagne per trovare ricchezza nella grande città e trovavano, invece, solo grande miseria.
Quello è stato uno shock che poi, in un certo senso, mi ha supportato nella determinazione di voler fare qualcosa di concreto. Mi sono recato, poi, nel centro dell’India, a Indore e poi a Jambua, per vedere quale contrasto c’era tra la città e i villaggi. Quei villaggi dove, benché le enormi difficoltà, la gente conservava una grande dignità. Fare in modo, dunque, che non mancasse l’acqua e ci fosse il necessario per la sopravvivenza era vitale non soltanto per dare un aiuto ma anche per conservare un mondo di cultura, sapienza, intelligenza e grandi valori.

Conobbi, in quell’occasione, una grande donna, Sorella Battista, una suora olandese fondatrice di una famiglia religiosa, alla quale avevo portato un aiuto economico, credendo, tra me e me, di potermela cavare così. In realtà, poi, sono rimasto sedotto da quella terra, da quella condizione, anche io sono caduto da cavallo come Paolo, convertito, e allora, dopo essere tornato a Napoli, ho deciso che bisognava fare qualcosa in più.

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LV: Decidi, quindi, di fondare un centro missionario che avrebbe portato poi alla nascita dell’Associazione Mondo Amico!
GM: Si decido di fondare prima, nel 1988, il centro missionario di volontariato parrocchiale, iniziando con le prime forme di adozioni a distanza, che 25 anni fa non erano molto diffuse. Quando vidi che questa collaborazione attiva che mirava alla soluzione dei problemi, quindi non soltanto un aiuto materiale provvisorio ma un aiuto che si tramutava in costruzione di case, pozzi, scuole, dighe, per la scolarizzazione dei bambini, per il lavoro degli adulti, per il ripristino del lavoro nei campi, decisi di procedere alla fondazione dell’Associazione Mondo Amico (A.M.A.) nel 1993.

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Qui trovate la seconda parte  dell’intervista con padre Gennaro che ci racconta di alcuni progetti realizzati in India e del suo incontro con Madre Teresa di Calcutta.

 

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