Nel cuore del rione Sanità di Napoli, tra vicoli carichi di storia, antichi palazzi nobiliari e tradizioni popolari profondamente radicate, ha finalmente riaperto uno dei luoghi più affascinanti e simbolici della città: il Cimitero delle Fontanelle.

Dopo anni di chiusura dovuti a lavori di messa in sicurezza e riqualificazione, il celebre ossario napoletano torna ad accogliere visitatori, curiosi e appassionati di storia partenopea. Una riapertura molto attesa, non soltanto dai turisti, ma soprattutto dagli abitanti del quartiere, che vedono nelle Fontanelle un luogo identitario, legato alla memoria collettiva e alla spiritualità popolare di Napoli.

Se avete già letto il mio articolo dedicato al Rione Sanità, sapete bene quanto questo quartiere rappresenti l’anima più autentica della città: il Cimitero delle Fontanelle ne è probabilmente il simbolo più intenso e misterioso.

cimitero delle fontanelle

Perché si chiama Cimitero delle Fontanelle?

Il nome “Fontanelle” deriva dalla presenza, in passato, di sorgenti d’acqua naturali e piccole fonti che sgorgavano nella zona. L’area era originariamente una cava di tufo, scavata nei secoli all’interno della collina di Materdei, per reperire materiale utile alla costruzione degli edifici di Napoli.

Con il tempo, queste cavità sotterranee vennero trasformate in un enorme ossario. Qui furono trasferiti migliaia di resti umani provenienti da epidemie, pestilenze e dalle grandi emergenze sanitarie che colpirono Napoli, in particolare la terribile peste del 1656 e l’epidemia di colera del 1836. Entrare oggi nel Cimitero delle Fontanelle significa immergersi in un luogo fuori dal tempo, dove storia, religione e folclore si intrecciano in modo unico.

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La riapertura: un segnale importante per il Rione Sanità

La riapertura del sito ha un valore enorme per tutto il quartiere. Dopo anni di chiusura, il ritorno alla fruizione pubblica del cimitero rappresenta un passo fondamentale nella valorizzazione culturale del Rione Sanità. Non si tratta soltanto di un’attrazione turistica: le Fontanelle sono un luogo profondamente legato alla comunità locale. La gestione affidata alla cooperativa La Paranza, composta da giovani del quartiere, punta proprio a creare nuove opportunità culturali e lavorative per il territorio.

Il culto delle anime pezzentelle

Dopo decenni di abbandono, nel 1872, Don Gaetano Barbati decise di riordinare le ossa insieme ad un gruppo di donne devote del quartiere. Fu proprio in questo momento che nacque il culto delle anime pezzentelle.

Secondo la tradizione popolare, le anime dimenticate del purgatorio — le cosiddette “anime pezzentelle”, cioè povere — potevano essere aiutate attraverso preghiere e attenzioni da parte dei vivi. In cambio, avrebbero protetto e favorito i loro devoti. Per questo motivo, molti napoletani “adottavano” un teschio anonimo, chiamato familiarmente “capuzzella”, pulendolo, curandolo e lasciando piccoli doni o lumini votivi. Il rapporto tra vivi e morti diventava così quasi quotidiano, intimo, personale. Una forma di religiosità popolare che mescolava fede cattolica, superstizione e tradizione orale. Ancora oggi, passeggiando tra le navate dell’ossario, si percepisce chiaramente questa atmosfera sospesa tra sacro e mistero.

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La visita del Cimitero delle Fontanelle: il teschio del capitano e di Donna Concetta

La visita al Cimitero delle Fontanelle si sviluppa tra le immense navate dell’antica cava di tufo, accompagnati da una guida professionale oppure con l’ausilio di un’audioguida facilmente scaricabile sul proprio smartphone. Nel corso dell’esperienza, che dura circa un’ora, si scoprono alcune delle storie più affascinanti e misteriose che questo luogo custodisce, tramandate nel tempo attraverso le voci e i racconti della comunità.

Tra le figure più celebri spiccano quelle del “Capitano” e di Donna Concetta. Il teschio del Capitano è, probabilmente, il più famoso dell’intero cimitero. Non si sa con certezza chi fosse ma la leggenda racconta che apparteneva ad un militare nobile e severo, morto in circostanze misteriose. Attorno a questo teschio nacquero numerose storie popolari, legate soprattutto alla paura di mancare di rispetto ai morti.

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Donna Concetta, invece, è considerata una figura protettiva e benevola. Conosciuta anche come “la capuzzella che suda”, il suo teschio è diventato oggetto di una fortissima devozione popolare. Molti fedeli sostengono ancora oggi che sia in grado di compiere grazie o inviare segnali ai vivi attraverso sogni e intuizioni. La sua teca viene adornata con veli, rosari, fiori e piccoli ex voto, segno di un rapporto quasi familiare con l’anima custodita in quel cranio. Anche questa figura racconta perfettamente il modo unico in cui Napoli vive il rapporto con la morte: non con distacco, ma con familiarità, ironia e spiritualità.

Se siete curiosi di approfondire queste e tante altre storie, non dovete fare altro che visitare il Cimitero delle Fontanelle. E già che ci siete, ampliate il vostro itinerario includendo luoghi simbolo del rione come le Catacombe di San Gennaro, quelle di San Gaudioso e i luoghi legati a Totò.

Il vero fascino di Napoli, alla fine, è proprio questo: la capacità di trasformare memoria, dolore e superstizione in cultura viva.

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Informazioni Utili

Il cimitero è aperto dal lunedì alla domenica 10:00 — 18:00. Ultimo ingresso alle 17:15. Chiuso il mercoledì e il 25 dicembre.

Il lunedì e il venerdì il Cimitero è aperto al culto e accessibile per la preghiera nell’area dedicata dalle 9:00 alle 10:00.

Si consiglia l’acquisto anticipato dei biglietti.