IMG_6541Trovarsi a Rio de Janeiro e non visitare una favela è qualcosa di assolutamente inconcepibile, non si riuscirà mai a comprendere a fondo il vero Brasile. Se a questo aggiungiamo che a me piace fare sempre nuove scoperte, se ne deduce che non avrei mai potuto lasciare la “cidade maravilhosa” senza visitare una delle sue favelas. E non per un semplice impulso turistico ma proprio per la voglia di capire a fondo queste realtà di cui tanto male si parla nel mondo. Così, insieme al mio amico Niccolò, ho scelto di visitare la più grande, la più estesa, la più popolosa dell’intero sud-america: la Rocinha. Della mia visita vi parlerò in un prossimo articolo oggi, invece, voglio cercare di raccontarvi, più in generale, la realtà delle favelas di Rio.

Cominciamo col dire che in tutta Rio de Janeiro si contano oltre 900 favelas, dietro ogni quartiere se ne trova una. Costituiscono il cuore pulsante della città ma allo stesso tempo rappresentano una piaga in un’era civile come dovrebbe essere la nostra. Si potrebbe quasi parlare di città nelle città. La maggioranza delle persone che lavorano nelle zone bene di Rio o magari nei ristoranti, nei grandi alberghi, nei tanti centri commerciali, o come portieri dei vari condomini, provengono proprio dalle favelas. E originariamente le prime favelas furono costruite perché i cittadini che trovavano lavoro in città venivano da lontano, principalmente si trattava di persone povere delle zone nord-est di Rio. Non sarebbe stato possibile fare avanti e indietro ogni giorno, così, i vari proprietari terrieri cominciarono a regalare loro piccoli appezzamenti di terreno sulle colline circostanti per costruirsi degli alloggi. Da poche famiglie, il numero di chi decideva di vivere in queste baracche, crebbe sempre più fino a diventare incontrollabile e a raggiungere le proporzioni che conosciamo oggi. Pensate che, chi vive nelle favelas controllate dai narcotrafficanti, dove il governo non è ancora riuscito a prendere il potere, non paga le tasse, ruba l’acqua, la luce e in alcuni casi anche la tv satellitare! Lo stipendio mensile medio non supera i 90 euro.

Non sempre, però, il concetto di favela fa rima con pericolo e malavita. A volte la loro stessa conformazione, con vicoli magari troppo stretti, non è conveniente per i narcotrafficanti. Alcune, invece, in un’ottica di recupero da parte del governo, sono state pacificate. Cosa significa pacificare una favela? Significa che al suo interno è stato tolto il potere ai narcotrafficanti e il controllo è stato assunto dalla polizia militare, in particolare dalla UPP, Unità di Polizia Pacificatrice. Una speciale unità della polizia militare creata dal governo alcuni anni fa, per tentare di ripulire queste realtà, anche in visione dei grandi eventi di cui il Brasile sarebbe stato protagonista ( vedi Confederations Cup 2013, Giornata Mondiale della Gioventù 2013, Mondiali 2014) ed in vista dei grandi eventi che seguiranno, su tutti le Olimpiadi di Rio del 2016.

La pacificazione non significa solo eliminare il marcio dalle favelas, con una riduzione della violenza e del traffico di droga, ma anche portarle a rinascere grazie ai servizi essenziali come luce, acqua e fogne…un po’ come è accaduto a RocinhaQUI potete trovare il resoconto della mia visita a Rocinha.

QUI POTETE TROVARE IL VIDEO DELLA MIA VISITA IN FAVELA!

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