Oggi, dopo molti anni, sono tornato a visitare il Museo di Capodimonte e devo ammettere di essere stato davvero contento della mia scelta!
Capodimonte negli ultimi tempi sta vivendo una rinascita di pubblico e di proposta culturale con esposizioni evento che stanno cercando di portare di nuovo il museo sotto la luce dei riflettori, invogliando il grande pubblico a tornare a visitarlo.
La nuova gestione del direttore Sylvain Bellenger, proveniente dall’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi, ha portato nuova linfa a quello che è a tutti gli effetti uno dei più grandi tesori della città di Napoli e dell’Italia intera.
Il museo, però, secondo in Italia e decimo nel mondo dopo gli Uffizi di Firenze, conta la risibile cifra di 140mila presenze l’anno mentre, secondo stime approssimative, potrebbe contarne almeno un milione per la sua bellezza e per la sua importanza. Una delle cause della scarsa affluenza potrebbe essere individuata nella distanza dal centro cittadino che, ovviamente, può scoraggiare i turisti che preferiscono dirigersi su altre zone di Napoli e su altri musei.
Del museo e della sua storia, vi parlerò prossimamente nello specifico, oggi, invece, concentro la mia attenzione sui due grandi motivi che mi hanno spinto a tornarci: ammirare La donna con il liuto di Vermeer e i due dipinti di Van Gogh, esposti solo per venti giorni.
La donna con il liuto è un dipinto olio su tela di Jan Vermeer, risalente al 1662-63, ospitato dal Metropolitan Museum di New York e prestato per alcuni mesi al museo di Capodimonte. Si tratta di un grande evento sia per il prestito in sé sia per il fatto che mai prima d’ora si era vista a Napoli un’opera del genio olandese.
La donna raffigurerebbe una delle mogli dell’artista, nell’atto di accordare il liuto mentre guarda fuori dalla finestra, forse attendendo l’uomo che potrebbe suonare con lei la viola da gamba che è sul pavimento. La precisione della prospettiva ottenuta, forse, grazie alla camera oscura, gli effetti di luce e ombra e la meticolosa descrizione delle suppellettili, consentono di datare il dipinto intorno agli anni sessanta.
I due dipinti di Vincent Van Gogh, invece, sono quelli rubati nel 2002 al Van Gogh Museum di Amsterdam da due malviventi e ritrovati in Italia in un covo della camorra nel settembre 2016 grazie al lavoro della Guardia di Finanza e della Procura di Napoli.
I dipinti sono esposti al secondo piano del museo accanto alla Sala del Caravaggio e li troverete fino al 26 febbraio 2017 quando, poi, faranno ritorno in Olanda, presso il Museo di Van Gogh di Amsterdam.
In particolare, si tratta di: Una congregazione che esce dalla chiesa riformata di Nuenen (1884-1885) e Paesaggio marino a Scheveningen (1882), opere fondamentali per la comprensione della prima stagione pittorica dell’artista.
La scelta di esporre i quadri a Napoli prima del loro rientro in Olanda è stata dettata anche dalla volontà di rendere omaggio alle forze dell’ordine, in particolare alla Guardia di Finanza, che lottano in favore del bene. Un gesto simbolico per dimostrare ai cittadini e ai turisti che questa non è solo una città assillata dalla criminalità ma anche un luogo di cultura, di riscatto e di speranza.
E dopo Vermeer e Van Gogh, ad aprile sarà la volta di Picasso con una mostra che comprenderà 68 opere del pittore spagnolo, tra disegni, pitture e sculture in prestito dal museo Beaubourg.







