Siete in partenza per la grande mela e vi state chiedendo quale sia il modo migliore per visitare Statua della Libertà ed Ellis Island?! Allora siete nel posto giusto perché oggi voglio raccontarvi il modo migliore per visitare il monumento simbolo di New York!

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Come visitare Statua della Libertà ed Ellis Island a New York

Il modo migliore per visitare Statua della Libertà ed Ellis Island è farlo affidandosi ad uno dei tanti tour che partono quotidianamente da Battery Park. Nei miei vari viaggi a New York, l’ho visitata tre volte ed ogni volta è stato emozionante come la prima.

Inaugurata il 28 ottobre 1886 come regalo della Francia per celebrare i primi 100 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza Americana, la Statua della Libertà si trova su Liberty Island ed accoglie ogni anno più di quattro milioni di visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta.

Alta 46 metri e con un peso di oltre 240 tonnellate, fu progettata dallo scultore Bartholdi e realizzata in collaborazione con l’ingegnere francese Gustave Eiffel, lo stesso della celebre torre. La statua fu costruita in Francia e poi, dopo essere stata smontata, fu trasportata oltreoceano e riassemblata pezzo per pezzo a New York. Poggia su un basamento di granito, realizzato successivamente, che porta la sua altezza ad un totale di ben 93 metri.

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Non tutti sanno, però, che la Statua della Libertà non è una statua in senso stretto poiché è formata da un insieme di travi in ferro, coperte da fogli in rame che, ossidatesi nel corso degli anni, le hanno conferito quel colore verde acqua che vediamo oggi.

La Statua della Libertà ha rappresentato il simbolo di una nuova vita per milioni di emigranti, tra questi anche molti italiani che, alla fine della lunga traversata oceanica che dall’Europa li portava nel nuovo continente alla ricerca di una vita migliore, la trovavano lì, ad accoglierli, come simbolo di libertà e fratellanza.

Molteplici i suoi significati: dalle catene spezzate poste ai suoi piedi, che simboleggiano la fine dell’oppressione, alla fiaccola, che porta in alto fiera e rappresenta il fuoco della libertà. Il libro che tiene nell’altra mano, invece, porta incisa la data del 4 luglio 1776, giorno dell’Indipendenza Americana. Infine, la sua corona a sette punte rappresenta i sette mari e i sette continenti. Dal 1984, poi, è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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Il Museo dell’Immigrazione di Ellis Island

Per decenni la città di New York è stata meta di milioni di persone che volevano sfuggire alla crisi economica regnante nei loro paesi, in particolare l’Europa, e guardavano agli Stati Uniti d’America come ad una soluzione per i loro problemi. Tutti coloro che arrivavano a New York in transatlantico, però, dovevano effettuare una sosta obbligatoria, quella su Ellis Island, una piccola isola non lontana da quella dove si trova la Statua della Libertà.

Proprio su Ellis Island, soprannominata l’isola della speranza, l’isola delle lacrime, gli immigrati dovevano fermarsi a sostenere i controlli sanitari. In caso di esito negativo, infatti, venivano rispediti indietro con la prima nave disponibile.

L’antica struttura in mattoni rossi che oggi ospita l’Immigration Museum, un tempo costituiva l’edificio principale per l’immigrazione, la porta d’accesso al sogno americano non soltanto per se stessi ma anche per tutti i loro discendenti. Camminando negli ampi spazi della Great Hall, oggi completamente vuota, riuscirete quasi a sentire l’eco e a percepire il timore di quei 12 milioni di immigrati che tra il 1892 e il 1954 passarono proprio attraverso queste stesse stanze.

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Quante anime, quante storie tra queste stanze. Il suggestivo percorso espositivo ricostruisce la vita di queste persone, mostrando oggetti e raccontando storie che non si possono dimenticare. La visita termina all’American Family Immigration History Center, dove tutti possono accedere ai registri delle navi arrivate ad Ellis Island, per cercare testimonianze delle loro famiglie.

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Vi lascio con un’amara curiosità: intorno al 1910, New York era considerata la quarta città italiana dopo Roma, Napoli e Milano. Per molti anni, infatti, quasi 60 mila persone ogni tre settimane erano costrette ad abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore nel nuovo continente!

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