La decisione di fittare un auto si rivela più che felice. In Thailandia c’è la classica guida all’inglese, guida a sinistra con autista a destra, basta solo fare attenzione agli incroci, alle svolte, gli inserimenti, attivare i tergicristallo invece della freccia circa una decina di volte, e poi è tutto come a casa! Decidiamo di tornare a Nathon, il capoluogo isolano, per un po’ di shopping a basso costo ( bassissimo!); percorriamo tutte le strade interne, dove le luci ed i neon lasciano spazio a capanne di paglia, venditori ambulanti sul ciglio della strada e distese di palme da cocco; e dopo aver girato l’intera isola, assecondiamo un suggerimento avuto la mattina in spiaggia da alcuni nostri connazionali che di Samui hanno fatto la loro casa da qualche anno. Ci dirigiamo, così, in un locale sulla punta della collina, tra la giungla, raggiungibile solo con una strada che presto diventa sterrata fino a lasciare spazio ad una mulattiera dissestata.
La sera è priva di illuminazione, e può sembrare inospitale (noi ci siamo andati dopo le 20:30), ma arrivati lì, si può godere di uno spettacolo bellissimo. The Jungle, questo il nome del locale, è immerso nel verde, con piscine che danno su tutta Chaweng beach, e con un panorama mozzafiato! Si cena su grosse pedane di legno sospese sul baratro della jungla, sdraiati su cuscini rossi al ritmo di canzoni sudorientali appena percettibili. La brezza si mescola ad un lieve venticello dovuto alla quota. Mangiamo piatti thai sia di terra che di mare, nella natura, ed in pace con il mondo.
La serata continua, tornati alla realtà, tra un massaggio ed un po’ di baldoria in spiaggia. Samui ci piace, ed anche i contrasti di Chaweng beach, in fondo, ci piacciono.
L’ultimo giorno ci dirigiamo verso le spiagge a nord, ci fermiamo a Thongson Bay, e dopo aver passeggiato sulla spiaggia senza meta, decidiamo di “accamparci” a terra, con le asciugamani, di fianco alle sdraio di un resort stranamente vuoto. Una venditrice ambulante vedendoci lì, sulla sabbia, in uno stentatissimo inglese ci fa notare che possiamo usare i lettini purchè avessimo preso una consumazione. La ascoltiamo immediatamente!! E cosa è più rinfrescante e rilassante di una birra thai alle 10:00 del mattino? Da lì inizia una vera e propria “invasione” di tutte le facilities dell’albergo.
Con gentilezza, garbo e rispetto, intuiamo che da clienti del bar possiamo usare la piscina sulla spiaggia, ordinare e far mettere in conto tutto ciò che ci pare. Insomma trascorriamo un’intera giornata in una piscina privata con servizio in acqua, in spiaggia, pranzo, doccia e massaggio in riva al mare!! Il tutto spendendo l’equivalente di un posto lettino in un lido italico di medio livello! Milk shake di cocco spettacolare, buono pranzo thai.
Questo è stato il nostro ultimo giorno. Seguito da una serata alla ricerca di qualcosa di viscerale. Abbiamo cenato in un mercatino all’estremo sud del paese. Condizioni igieniche precarie, difficoltà nel riconoscere l’origine animale o vegetale del piatto, una spesa inferiore a 4 euro per un pasto “Supersize” ed un sapore indescrivibilmente buono. Tanta birra thai ripagata da una lunga notte…..immaginate voi dove!
È passato un po’ di tempo dal giorno in cui arrivammo a Bangkok. Abbiamo avuto solo un assaggio del Siam, ne abbiamo appena sfiorato la superficie, forse nemmeno quello. Il racconto è basato sui ricordi. E quelli, si sa, spesso tendono ad edulcorare la realtà. Non crediamo di averlo fatto. La Thailandia è veramente un luogo incantevole. In Thailandia ci ritorneremo… Presto….
Sawadee Krap/Ka!
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