Passata una settimana dal mio viaggio in Senegal, voglio cominciare a raccontarvi le mie emozioni, ancora vive!

È passata poco più di una settimana dalla fine del mio viaggio in Senegal e il ricordo è più vivo che mai. Emozioni, sensazioni, odori, colori, incontri a cui non è possibile rimanere indifferenti. Il mio viaggio inizia a Dakar, la capitale di questo paese che, tra i tanti dell’Africa nera, si è sempre contraddistinto per la sua stabilità politica. Niente conflitti interni, niente guerra civile ma, questa sì, tanta povertà, inutile negarlo.

Come spesso capita, però, è nelle difficoltà che esce fuori il vero lato umano delle persone. E, infatti, sui volti, negli occhi, finanche nei gesti delle tante donne, dei tanti uomini e dei tantissimi bambini incontrati nei villaggi visitati, non ho letto tristezza o rassegnazione, rabbia o protesta, ho letto serenità, condivisione, sostegno reciproco.

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Che emozione entrare nel villaggio di Missirah, visitato nel corso della tappa a Toubacouta, a sud della capitale, ed essere accolti da bambini festanti in cerca di un abbraccio, di una caramella, e, sì, anche di una foto da scattare insieme!

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Straordinaria la storia di quella che è stata soprannominata l’isola delle conchiglie, di fronte al villaggio di Joal Fadiout. In 900 anni, le donne del villaggio hanno dato vita ad un’isola costituita interamente da conchiglie, che oggi si calcola sia alta quasi 9 metri, considerando la parte sommersa nel fiume, dove sono state poste le tombe degli abitanti del villaggio. Un villaggio al 90% composto da persone di fede musulmana ma che si caratterizza per la sua tolleranza religiosa al punto che nel cimitero riposano, fiano a fianco, cristiani e musulmani.

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Che dire dei baobab? Albero mitologico, simbolo del Senegal, disseminato un po’ ovunque che impressiona per le sue dimensioni. Il baobab, albero di estremo fascino che io continuerei a guardare per ore, produce un frutto che viene impiegato nei modi più vari: dal succo alla marmellata, dall’olio per condire gli alimenti alla farina ricavata dai suoi semi. Del baobab si utilizzano anche le foglie come verdura ma non il suo tronco, in quanto pregno d’acqua e, quindi, non utilizzabile per altri fini. Una leggenda narra che se al tramonto ci si siede ai piedi di un baobab, questo vi sussurrerà all’orecchio la storia del Senegal!

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E poi, ancora, il lago rosa, con le donne che trasportano il sale a riva; l’isola di Goree, di fronte alle coste di Dakar, celebre per essere stata il punto di partenza degli schiavi verso l’America all’epoca della schiavitù.

Il mio viaggio è stato lungo, da nord a sud, passando per la savana e per le foreste di mangrovie, dai villaggi alle antiche città coloniali come Saint Louis, fino a Dakar. Insomma chi ha detto che in Senegal non c’era nulla da vedere?!?! Vi parlerò di tutto, a lungo, nelle prossime settimane!

COME RAGGIUNGERE IL SENEGAL: il paese è facilmente raggiungibile dall’Italia grazie a varie compagnie come la Brussels Airlines che vola ogni giorno da Roma, Venezia e Milano con scalo a Bruxelles, in sole 6 ore di volo. Il fuso orario è di -2 ore rispetto all’Italia.

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