Si conclude oggi, in occasione della Giornata della Memoria, questo viaggio nella storia del campo di concentramento di Dachau. Per non dimenticare…

Qui potete trovare la PARTE PRIMA , la PARTE SECONDA  ed ora la conclusione del reportage.

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Entrando nel campo sulla destra è ancora possibile visitare il bunker. Un edificio costruito per la detenzione di prigionieri o membri delle SS che si rifiutavano di eseguire gli ordini.  Costituito da 136 celle, la detenzione nel bunker consentiva di isolare i prigionieri ribelli, di sottoporli a pesanti punizioni o addirittura ucciderli. Le celle erano di varie dimensioni: alcune talmente piccole che nn era possibile stendersi, altre completamente buie e in ogni cella venivano sempre stipate decine di persone al punto che era impossibile anche solo respirare.

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L’interno del bunker

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Al 1940 risale, invece, la costruzione dell’area che personalmente mi ha più colpito o, forse, sarebbe meglio dire sconcertato, l’area dei forni crematori.

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Due forni crematori: uno più piccolo e in legno, l’altro più grande e in muratura conosciuto come Baracca X. Il vialetto che conduce all’area dei forni fa percepire un profondo senso di terrore ed è impossibile non pensare a chi prima di noi ha calpestato quella stessa strada in attesa di una fine disumana. Il complesso era formato oltre che dai forni crematori anche da uno spogliatoio, una camera a gas e il luogo dove venivano riposti i corpi privi di vita. In realtà la camera a gas che è possibile vedere qui a Dachau non fu mai utilizzata perchè i corpi arrivavano già privi di vita e dunque venivano portati qui per essere bruciati e non vivi per essere asfissiati. Ciò non toglie che la sua vista sia agghiacciante. Per essere uccisi con il gas, i prigionieri venivano portati nel castello di Hartheim, in Austria, dove dal 1942 al 1944 furono uccisi in camere a gas circa 3166 prigionieri.

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Il vecchio crematorio costruito nel 1940 e rimasto in funzione fino al 1943. In 3 anni furono cremati più di 11.000 prigionieri.

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Il nuovo crematorio “Baracca X” costruito nel 1942 per aumentare la capacità delle cremazioni.

L’immagine dei forni esprime tutta la sua crudeltà ed è forse uno degli emblemi dello sterminio.

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Questa era la camera a gas dove, dopo averli fatti spogliare, i prigionieri venivano portati con la scusa che fossero docce. In realtà questa camera non è mai stata utilizzata.

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Una foto del crematorio scattata illegalmente da un prigionierio nell’estate del 1944.

I detenuti di Dachau, come se non bastasse, negli anni furono sottoposti a numerosi esperimenti clinici dai medici tedeschi. Come la resistenza di un corpo in acqua ghiacciata, la capacità di resistere all’altitudine, effetti di nuovi farmaci, tubercolosi e malaria. Inoltre, i prigionieri furono impiegati nei lavori forzati, per la costruzione di officine, la bonifica di terreni, la produzione di armi. Poche settimane prima della liberazione le loro condizioni di vita erano talmente precarie che in pochi avrebbero potuto resistere ancora a lungo. Il 26 aprile 1945, quando nel campo erano presenti quasi 50.000 persone, i tedeschi, rendendosi conto di avere i giorni contati, costrinsero circa 7.000 prigionieri a marciare verso sud in una tremenda inutile ultima fuga durante la quale furono uccise centinaia di persone.

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Il 29 aprile 1945, finalmente, le forze americane arrivarono a Dachau, liberando tutti i sopravvissuti e arrestando le ultime guardie rimaste. Al suo interno c’erano ancora 32.335 prigionieri i quali alla vista dei liberatori scoppiarono in urla di giubilo ed applausi.

Nei giorni successivi gli americani scoprirono ben 39 vagoni di treni abbandonati con dentro centinaia di cadaveri. Nel campo, inoltre, dilagava un’epidemia di tifo e dunque furono riaccesi i forni per cremare tutti coloro che in breve tempo avevano perso la vita a causa delle precarie condizioni di salute.

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Proprio nell’ex lager tra novembre e dicembre del 1945 fu istituito un tribunale militare dagli Alleati contro il comandante del campo e altri 39 membri delle SS che erano stati arrestati. Le prove condussero alla condanna a morte per 36 dei 40 imputati. Lo stesso accadde negli altri campi e si andò avanti fino al 1946.

Il processo nel campo

Il 16 ottobre 1946 i forni crematori di Dachau furono accesi per l’ultima volta per cremare i cadaveri dei gerarchi nazisti impiccati a seguito della sentenza del Processo di Norimberga.

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Monumento dedicato a quanti furono bruciati e di cui non si saprà mai il nome.

Alcuni numeri dell’orrore:

– 12 anni di apertura del campo

– un’area di 300 per 600 metri

– più di 206.000 prigionieri provenienti da 30 nazioni

– almeno 32.000 persone morirono ma il numero non si saprà mai perchè molti non erano mai stati registrati

– 67.655 erano i prigionieri a Dachau e nei campi satellite al momento della liberazione di cui 3.388 italiani

– 22.100 erano gli ebrei

PER CHI VOLESSE VISITARE IL CAMPO QUESTE SONO ALCUNE INFORMAZIONI UTILI:

Per arrivare a Dachau basta prendere la linea S2 della metropolitana di Monaco dalla stazione centrale e si arriva alla fermata di Dachau in meno di 30 minuti. Una volta scesi alla stazione della metropolitana consiglio di prendere l’autobus 726 sul piazzale per raggiungere il campo. La corsa è gratis con il biglietto della metro.

Una volta giunti al campo vi attende il centro informazioni. L’entrata è gratuita ma vi consiglio di prendere l’audioguida che vi permetterà di conoscere nel dettaglio la storia e le attività del lager. Il campo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9 alle 17.

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