20 paesi attraversati, 22.500 km percorsi, 60 giorni di viaggio, 2 telefoni e 1 paio di scarpe andati perduti, 4 paesi attraversati senza starter della macchina, altitudine massima raggiunta 5.000 metri, temperatura massima 46° in Iran, temperatura minima sottozero in Mongolia dove la macchina si è anche congelata, record di 24 ore di guida non stop.

Ecco alcuni dei numeri dell’avventura dei nostri amici Wallerally che World Trips ha seguito per tutta l’estate con aggiornamenti continui.

Oggi a distanza di quasi 3 mesi dal loro ritorno, Stefano ed Enrico tirano un po’ le somme di questa loro emozionante ed esaltante avventura che da Nisida li ha visti arrivare fino in Mongolia!

L’avventura di Stefano ed Enrico alla conquista della Mongolia. Rewind

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Cosa vi ha meravigliato di più di questa avventura?

Stefano: la cosa che ci ha meravigliato di più di questa avventura sono i popoli che abbiamo incontrato. A volte nel corso del viaggio mi dicevo che stavamo vistando tanti paesi ma che in fondo non li stavamo realmente conoscendo poi c’è stata un’evoluzione di questo pensiero perché se da una parte è vero che non abbiamo potuto vedere tante cose da un punto di vista culturale, visto che la maggior parte del tempo la passavamo dai meccanici, dall’altra la nostra considerazione è stata che pur non conoscendo i posti stavamo conoscendo i popoli…questo vale più di mille viaggi e di mille monumenti. Ed è questo ciò che ci ha meravigliati di più: la bellezza di essere ospitati col cuore, senza volere nulla in cambio.

Enrico: a partire dalla Turchia in poi è stata una meraviglia continua. I paesi musulmani sono molto più ospitali di quanto si possa immaginare. Ci raccontano di una religione diabolica quando invece gli insegnamenti del Corano sono molto più simili ai nostri di quanto si possa pensare. Poi che ci siano degli estremisti, come in qualsiasi settore, questa è un’altra storia.

Qual è stato il popolo più accogliente?

E: sicuramente il popolo iraniano. Noi con l’Iran abbiamo avuto un doppio approccio: l’arrivo alle 8 del mattino alla frontiera è stato drammatico ma appena entrati nel paese, la situazione si è capovolta…quasi come in un film. Per farti un esempio: appena arrivati eravamo piuttosto affamati, i proprietari del luogo in cui ci eravamo fermati, incuriositi dalla macchina e dopo aver saputo il motivo del nostro viaggio, si fermano a pranzare con noi, senza farci pagare e ci aiutano a programmare gli spostamenti successivi, offrendosi di accompagnarci alla tappa successiva per evitare che ci perdessimo. 

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L’incontro più emozionante?

S: Beh ce ne sono stati tanti. Diciamo che uno degli incontri più emozionanti è stato quello che abbiamo fatto in Mongolia, quando ormai avevamo perso ogni speranza, avendo rotto il cambio della macchina nel pieno deserto. Incontriamo dei mongoli, l’unico popolo che forse non raccomando di conoscere, che prima si offrono di aiutarci e poi ci abbandonano nel deserto vicino ad un villaggio con tre tende. Ad un certo punto, però, vediamo arrivare una moto con a bordo una coppia di chiare origini sudamericane, che si fermano vicino a dove eravamo noi e ci confessano di essersi fermati proprio perché avevano riconosciuto la nostra macchina che avevano già incrociato nei giorni precedenti. Diventiamo una grande famiglia e decidono di trovare una soluzione. Io e Julio raggiungiamo a bordo della sua moto il primo paese utile, a 90 km di distanza. Qui troviamo un mezzo che possa rimorchiare la macchina al paese più vicino. Lo raggiungiamo tutti e insieme attendiamo che il meccanico aggiusti la macchina così da poter riprendere la marcia!

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Il momento in cui avete avuto più paura?

E: Forse quando abbiamo attraversato la Pamir Highway, l’autostrada a quasi 5000 metri d’altezza. Si, è stato il momento più brutto perché innanzitutto io e Stefano stavamo male a causa di una intossicazione alimentare ma lì la macchina ha davvero accusato il colpo. Paesaggi fantastici ma a rivedere le riprese c’è davvero da mettersi le mani nei capelli.

Quale consiglio dareste a chi come voi decidesse di intraprendere un’esperienza del genere?

E: Innanzitutto consiglio un’avventura del genere solo a chi sa adattarsi e a chi ha una visione della vita piuttosto ottimistica e aperta.

S: Io, invece, prima di tutto, consiglio un corso accelerato di meccanica. Avere, poi, qualcuno di riferimento nel proprio paese che possa aiutare anche da lontano per eventuali problemi legati alla macchina. Noi, ad esempio, avevamo Fabio Gianfico ed Edoardo Tiano che ci hanno aiutato in una maniera indescrivibile anche solo per telefono.

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Un’avventura del genere, vissuta così a stretto contatto, può unire due persone o allontanarle. Su di voi che effetto ha avuto?

E: Prima di partire, eravamo a Londra e stavamo caricando la macchina per andare alla partenza ufficiale. passa un ragazzo italiano che ci ferma e ci racconta che aveva sperimentato il mongol rally alcuni anni prima e subito ci chiede quanto siete amici? e noi rispondiamo che ci conosciamo da tempo ma che non ci frequentavamo assiduamente. Lui ci dice di stare attenti perché al termine della sua partecipazione non ha più parlato con i compagni di viaggio per anni…

Onestamente non mi sono preoccupato più di tanto perché sapevo che, per il carattere che ho, non mi sarei scannato con Stefano ed infatti così è stato anzi posso dirti che da quando siamo tornati non riusciamo più a stare lontani e se non ci vediamo per un paio di giorni quasi mi manca (e qui scoppiamo tutti in una grassa risata n.d.r.).

S: Io non arrivo a dire che mi manca però posso dire che è un viaggio che ci ha uniti enormemente, che certamente ci ha permesso di conoscere migliaia di persone ma che senza dubbio la persona che ho conosciuto meglio è stato Enrico con il quale ho condiviso i momenti più belli e quelli più brutti, sia prima di partire che durante e dopo il viaggio.

Grazie a Stefano e ad Enrico per aver voluto condividere la loro esperienza con i lettori di World Trips. Se vi siete persi qualche passaggio, QUI trovate tutte le puntate precedenti! 

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