di Ornella Carrera

Che cosa spinge a scegliere la meta di un viaggio? Il sogno di visitare una città, la voglia di natura, il luogo visto in un film o conosciuto attraverso un romanzo, l’esperienza di un amico. Oppure un segno di amicizia nei confronti di un’amica. Mai avrei pensato di fare un viaggio in Groenlandia, mai avevo desiderato girovagare tra iceberg in gommone o in kayak, camminare ore in lande desolate per arrivare a montare una tenda in un fiordo inabitato o navigare ore in gommone per sbarcare e dormire in un campo davanti al fronte di un ghiacciaio somigliante ad una base spaziale.

Mai avevo desiderato sfidare me stessa per riuscire a superare in un solo colpo una serie di disagi che sono iniziati con il dormire per terra (mai dimenticare le strisce di Voltaren), per passare a sobrie deiezioni e abluzioni “en plein air” a 5° gradi, e finire con salite e discese stile tonno da un gommone. Dove tutto sommato i trekking e la ramponata sul ghiacciaio sono stati la parte meno impegnativa.

È stato difficile per metà del viaggio trovare la motivazione per sopportare tutto questo, soprattutto quando mi è pure venuto il raffreddore, debellato in un paio di giorni con farmaci, forza di volontà ed indifferenza nei suoi confronti.

Ma quando, al rientro, ho ricevuto il video di Mirko, uno dei miei compagni di avventura, e l’ho guardato, mi sono commossa. Ho apprezzato tutta la sana fatica e finalmente mi sono goduta i posti che ho esplorato e le esperienze vissute nei quindici giorni del mio viaggio in Groenlandia.

La natura che dovremmo impegnarci a proteggere sempre e di più, il silenzio e la solitudine, la possibilità di alzare, abbassare e allontanare lo sguardo sui paesaggi, ma anche sulla propria vita.

Sono pure riuscita a tornare intera e senza cadere dal gommone nel Mare Artico.

Nel film mancano la balena, l’aquila e l’emozione dell’aurora boreale che, come detto da qualcuno in viaggio, “ho preso solo con gli occhi”.

Si vedono poco i miei simpatici compagni di viaggio con cui è stato facile stabilire un positivo spirito di gruppo, la nostra guida, gli inuit che abbiamo incontrato, e ultimi ma non ultimi, gli altri rari esploratori come noi, più o meno simpatici. Persone ed incontri che contribuiscono a caratterizzare un viaggio e a costruire un ricordo. E no, non cercherò di imparare il groenlandese, troppo difficile, e fortunatamente gli inuit, giovani ed anziani, si arrangiano bene con l’inglese.

QUI potete vedere anche voi Greenland – In the Land of the Inuit – By courtesy of Mirko Carnevale (oltrelalineadiconfine.it) & Nanook (per la Colonna Sonora)

Il libro che mi ha fatto compagnia durante il viaggio e che abbiamo letto in tanti del gruppo, passandocelo come una “grolla dell’amicizia”: Jørn Riel – Safari Artico. Divorato in un pomeriggio in tenda sotto la pioggia!

L’unica proposta che non ho accettato è stata quella di infilarmi in questa calda pozza in mezzo al gelo, ma volete mettere la soddisfazione di scattare questa fotografia?

Incredibile ma vero, infine, due locali particolarmente simpatici da segnalare: Lal’laati Corner Coffee Restaurant Bar – Qaqortoq (unico collegamento Wi-Fi incontrato durante il viaggio) e Cafè 44 – Nanortalik.

Groenlandia del Sud, agosto 2017 – Narsarsuaq, Qassiarsuk, Qooroq, Ittileq, Igaliku, Qaleraliq, Qalerallit, Narsaq, Qaqortooq, Alliutsup, Nanortalik, Tasiusaq, Kuusuaq, Tasermiut, Ulamertasuaq, Nalumassurtoq, Ulamertasuaq, Qassiarsuq, Tasiursiaq, i fiordi, i ghiacciai, le montagne e gli iceberg lì intorno. Senza aver incontrato l’orso polare.

L’amica che ha proposto il viaggio ed io

Photo: Maurizio De Rosa (e il suo drone a cui si deve la foto di copertina della Valle dei Millefiori) & Germana Roma

Grazie anche a David Foster Wallace per il contributo al titolo del racconto.

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